Categorie di Italia Laterale
Sei fili conduttori per leggere l’Italia fuori dalle rotte principali: città mancate, progetti infiniti, margini vivi e altri luoghi laterali da esplorare con calma.
Capitali Mancate
Storie di città che hanno sfiorato un ruolo centrale (capitale, capoluogo, polo industriale) senza ottenerlo del tutto.
destini deviati
Luoghi che hanno cambiato strada per colpa (o merito) di frane, terremoti, chiusure improvvise, decisioni politiche, grandi opere mancate. Paesi spostati, quartieri svuotati, valli riconvertite. Storie di cosa succede quando il percorso previsto deraglia, ma la vita continua.
isolamenti
Borghi di confine, frazioni fuori mano, valli laterali: posti che sono rimasti ai margini delle grandi direttrici, per geografia o per scelta. Lontani ma non immobili, hanno inventato modi propri di vivere, lavorare, spostarsi. Qui l’isolamento è un problema, ma anche un filtro che conserva.
itinerari lenti
Percorsi da fare senza fretta: strade secondarie, ferrovie dimenticate, cammini laterali tra paesi vicini ma poco collegati. Non sono “le cose da vedere in un weekend”, ma traiettorie per capire come è fatto davvero un territorio. Ogni tappa è una scusa per rallentare.
margIni vivi
Zone di confine tra città e campagna, tra regioni, tra stati, tra vecchie e nuove economie. A prima vista periferie anonime, in realtà laboratori dove si mescolano funzioni, accenti, paesaggi. Qui il margine non è solo limite, ma punto in cui le cose cambiano più in fretta.
progetti infiniti
Opere iniziate e mai finite, cantieri riaperti ogni decade, piani regolatori riscritti all’infinito. Dighe, strade, quartieri, aree industriali che vivono in un eterno “quasi”. Tracce di come l’Italia immagina il proprio futuro… e di come spesso lo rimanda.
